Gli assi strategici del Recovery Plan

Digitalizzazione e innovazione, transizione e inclusione

Abbiamo già affrontato il tema del  Piano nazionale di ripresa e resilienza, un fondo speciale volto a finanziare la ripresa economica dell’Europa nel triennio 2021-2023 per sostenere i Recovery Plan, progetti di riforma strutturali previsti dai Piani nazionali di riforme di ogni Paese dell’UE.

Come già accennato, il piano prevede tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale (ai quali si aggiungono le tre priorità trasversali, donne, giovani e mezzogiorno.)

In particolare, sui primi due temi, bisogna rilevare la possibilità di vincolare a interventi green e digital una quota tra il 20 e il 40 % del totale dei finanziamenti del Recovery and Resilience Facility.

Secondo l’indice annuale sull’innovazione della Commissione Europea l’Italia è un “innovatore moderato” e quindi sotto la media dell’Unione. Per diventare un leader dell’innovazione dovrà quindi aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, pubblici e privati, e competere sulla frontiera tecnologica, con un forte coinvolgimento delle PMI, puntando sulla crescita dimensionale e l’internazionalizzazione.

Per questo, per quanto riguarda l’asse della digitalizzazione e l’innovazione, Next Generation Italia prevede una spesa da ripartirsi su tre componenti:

  1. Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A : la prima riguarda la digitalizzazione  e  la modernizzazione della pubblica amministrazione attraverso “un programma di innovazione strategica”, realizzando un cambiamento strutturale e creando una amministrazione capace, competente, semplice e smart, in grado di offrire servizi di qualità ai cittadini e alle imprese e di rendere più competitivo il sistema-Italia”.
  2. Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: la seconda componente è quella relativa alle imprese (26,73 miliardi per la Transizione 4.0) con la realizzazione di reti ultraveloci in fibra ottica, 5G ed investimenti per il monitoraggio satellitare. In quest’ottica, specifica il Recovery Plan, “gli incentivi fiscali sono riservati alle imprese che investono in beni strumentali, materiali e immateriali, necessari a un’effettiva trasformazione digitale dei processi produttivi, nonché alle attività di ricerca e sviluppo connesse a questi investimenti”.
  3. Cultura e turismo: la terza componente della digitalizzazione e innovazione riguarda il sistema turistico e culturale del Paese con “la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, la formazione ed il potenziamento delle strutture ricettive attraverso investimenti in infrastrutture e servizi turistici strategici e il finanziamento dei progetti dei Comuni per investimenti sui luoghi identitari del proprio territorio”.

Sebbene il piano non scenda nei dettagli, si annuncia che le aliquote e i massimali degli incentivi 4.0 – ossia i crediti d’imposta per spese in beni strumentali 4.0, per investimenti in ricerca e sviluppo, processi d’innovazione e di sviluppo orientati alla sostenibilità ambientale e all’evoluzione digitale – saranno potenziati, mentre le procedure per l’erogazione delle agevolazioni saranno semplificate e velocizzate.

Inoltre, sempre per sostenere le aziende più piccole, è previsto un bacino più ampio di beni strumentali immateriali agevolabili insieme a meccanismi semplificati e accelerati di compensazione dei benefici maturati per le imprese con fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro.

Si prevedono inoltre progetti per sostenere lo sviluppo e l’innovazione del Made in Italy, la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione delle imprese, anche attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari appositi.

Sono invece quattro le componenti che caratterizzano l’asse della transizione ecologica:

  1.  La prima, denominata Impresa verde ed economia circolare, prevede l’impiego di risorse per “puntare da un lato a conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando la logistica e competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, dall’altro lato per lo sviluppo di impianti di produzione di materie prime secondarie”.
  2. La seconda componente, Transizione energetica e mobilità sostenibile, ha come obiettivo l’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e lo sviluppo di una filiera industriale in questo ambito, inclusa quella dell’idrogeno.
  3. Per la terza componente, Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici, l’obiettivo è appunto quello dell’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato con la contestuale messa in sicurezza e digitalizzazione delle strutture.
  4. Infine la quarta componente della transizione ecologica, denominata tutela del territorio e della risorsa idrica, destina interventi al dissesto idrogeologico, alla forestazione e tutela dei boschi, sugli invasi e la gestione sostenibile delle risorse idriche e sulle infrastrutture verdi urbane.