Patti Educativi di Comunità

Una riflessione circa l’importanza della compartecipazione di soggetti pubblici e privati al progetto educativo dei cittadini nel territorio modenese. Il PEC è uno strumento riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione per promuovere e rafforzare l’alleanza educativa, civile e sociale tra la Scuola e le comunità educanti territoriali.

Di Maino BENATTI

Dopo la crisi del 2009, dopo il terremoto del 2012, dopo la pandemia, oggi abbiamo la responsabilità di costruire un futuro di nuovo benessere per le nostre comunità e credo sia, ancora di più oggi, indispensabile partite dai nostri giovani e dare loro tutti gli strumenti della conoscenza per essere protagonisti nei prossimi anni.

Bisogna mettere in moto la nostra comunità educante e cioè le Istituzioni scolastiche, le Istituzioni locali e tutte le opportunità offerte dal nostro territorio. Un territorio con tante risorse e opportunità che non può permettersi di perdere per strada risorse umane straordinarie.

Si compie un grave errore, un delitto a lasciare per strada una parte dei nostri giovani, che già sono pochi, e questo significa gettare alle ortiche straordinarie forze, intelligenze, sentimenti e umanità.

In area nord sono centinaia i giovani che non sono messi in grado di poter esprimere le proprie potenzialità e  così le nostre comunità diventano più povere, meno dinamiche e competitive, meno giuste.

Io credo che in questo distretto sarebbe importante promuovere uno strumento utile ed efficace come “il patto educativo di comunità”, per prevenire e combattere la povertà educativa, la dispersione scolastica e il fallimento educativo di ragazzi e ragazze attraverso un approccio partecipativo, cooperativo e solidale di tutti gli attori in campo che, con pari dignità, si impegnano a valorizzare e mettere a sistema tutte le esperienze e tutte le risorse del territorio.

La nota del ministero della Pubblica Istruzione (Miur) dell’Aprile 2021 pone l’attenzione sulla funzione strategica dei Patti educativi di comunità, quale modalità attraverso cui il territorio si rende sostenitore, d’intesa e in collaborazione con la scuola, della fruizione del capitale sociale espresso dal territorio medesimo.

Inoltre l’importanza di questi strumenti di arricchimento didattico ed educativo, in sintonia con il territorio, viene sottolineato anche all’interno del Pnrr come modalità efficace e innovativa di intervenire sui problemi della nostra scuola.

Non debbono essere considerati strumenti straordinari, ma diventare strumenti ordinari e sostenuti da risorse più consistenti.

I giovani, le scuole, le esperienze di associazionismo e volontariato, il mondo delle imprese e le istituzioni sono le nostre prime risorse, le nostre “materie prime” di grande valore, che fanno crescere le nostre comunità solo se lavorano assieme e se “in questo modo si dà attuazione a quei principi e valori costituzionali, per i quali tutte le componenti della Repubblica sono impegnate nell’assicurare la realizzazione dell’istruzione e dell’educazione, e fortificando l’alleanza educativa, civile e sociale di cui le istituzioni scolastiche sono interpreti necessari, ma non unici…”.

Questa può essere una occasione straordinaria. Sarebbe importante capire se e come pensano di intervenire per affrontare questo problema i nostri Enti locali e le nostre Istituzioni scolastiche dell’Area nord che debbono avere come obiettivo quello di “non lasciare indietro nessuno nel percorso educativo” dei ragazzi che devono essere il futuro di questo territorio e di queste comunità. Questo non solo a parole, ma anche con scelte responsabili e lungimiranti.

Maino Benatti è stato Sindaco di Mirandola e Consigliere Provinciale di Modena, oggi è il referente Sicurform Italia Group in Emilia-Romagna e responsabile della sede formativa di Mirandola (MO).